mercoledì 2 marzo 2011

Yorick Story


Ed ecco in modalità random le altre detective stories: cominciamo con quella scritta da Giovanni Piazza.

Primo
Non c’era altro in quel bar. Occhi, i loro. Si cercavano e escludevano ogni altro particolare. Luca pensò che la cosa più sexy del mondo, il miracolo durante il quale potresti anche morire senza perdere il sorriso, ancora superiore a un corpo bellissimo e generosamente nudo, è la visione della pupilla che si ingrandisce. Gli occhi di Marina lo lasciavano entrare tutto, escludendo la visione di tutto il resto.

Secondo
Gioia, voglia di saltare e gridare, come tanti anni prima quando si era innamorato per la prima volta, come poche altre volte (due? tre?) di cui non si ricordava più, però. Il libro era primo nella classifica delle vendite. Alessandro era felice perché non aveva tradito quello che pensava; aveva potuto dire quello che doveva dire. E perché finalmente poteva vivere da uomo libero, grazie alle sue parole.

Terzo
Marta aveva capito, finalmente. In realtà lo aveva sempre saputo quel motivo maledetto che credeva di non sapere spiegare. Poche parole nel libro di uno scrittore quasi sconosciuto. Quelle parole avevano fatto breccia, però. Marta sapeva che erano quelle giuste e che lei le avrebbe fatto germogliare. Certo, non sarebbe stato un compito facile, ma nonostante tutto non riusciva a trattenere un sorriso insistente.

Quarto
Impossibile concentrarsi. Anzi, non ne aveva affatto voglia, Annalisa. Il libro le serviva per darsi un tono, o per nascondercisi dentro. Le pagine schermavano la bocca, gli occhiali facevano il resto. Improvvisamente si espose: abbassò il libro, tirò gli occhiali verso la punta del naso. Un uomo cancellava il resto del mondo e si prendeva, mattatore assoluto, tutta la scena. Era quello il momento che aspettava da quando aveva scelto quel libro. Sperava di trovare qualcosa di fulminante nel mondo di carta (ecco perché non sapeva smettere di leggere la sera, aspettava sempre qualcosa di indimenticabile prima di abbandonarsi al sonno) invece fu la città vera a prendersi la rivincita.

Quinto
«Aspetti, ha dimenticato questo!». Il buon ragioniere Mario non poteva tollerare che qualcosa non quadrasse, nel mondo. Tutto doveva andare a posto, come costi e ricavi, dare e avere, attività e passività. Era capace di piangere per le insussistenze passive, si sentiva spiazzato da quelle attive.
Forse il tizio che si allontanava dal bar era un po’ sordo, forse aveva lasciato apposta il libro sul tavolino. Per regalarlo a qualcuno (sopravvenienza attiva non tassabile), o perché aveva finito di leggerlo (dismissione), o perché non gli era piaciuto (imputazione della quota di ammortamento). Il ragioniere Mario si lasciò attraversare da un’idea che non seppe inserire nel conto economico: quell’uomo lo aveva lasciato lì apposta per lui.

Sesto
Laura lo aveva capito, qual era la sua vera essenza. Era bella. Aveva capito, ad un tratto, anche a cosa serviva la sua bellezza. Bastava leggere pochi passaggi di quel libro, li aveva visti già in almeno venti occasioni, li aveva pure sottolineati. Però quelle righe erano esplose tutte insieme: la sua bellezza improvvisa doveva distrarre un uomo che pensava alla morte.

Settimo
Passi veloci. Veloci per non pensare a niente, non pensare neanche alla canzoncina ritmata che mi scassa la testa da stamattina. Non devo perdere quest’attimo. Ora. Io sparo, due, tre, quattro volte e lui si sgonfia ai miei piedi. Altra botta diritta al cranio e mi allontano a passi veloci, sentendo il silenzio e le mie suole che rimbombano nel cervello di quello stronzo che se ne va piano piano e prende il colore giallo della morte.
Non il rosso di quelle labbra vive.

Giovanni Yorick Piazza

2 commenti:

  1. Yorick, rinnovo i complimenti... La tua scrittura mi piace "assaissimo"!!!! :)))

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  2. Troppo buona, Eluz, grazie!!!

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