venerdì 4 marzo 2011

Irene Story


Prosegue la pubblicazione delle detective stories. E' la volta di Irene.

1) Isabel era cresciuta con una sensazione di vuoto che le stava appiccicata addosso come un vestito troppo stretto, le aveva provate tutte, Isabel, ma nessuna cosa era riuscita a farla stare bene. Quel giorno le fu tutto di una chiarezza cristallina, lei e Juan erano due gocce d'acqua, ma i sogni non crescono, e Isabel pensava di ritrovare un bambino, Juan era un uomo, ormai, ed era una favola, cappello e cravatta rossa, quant’era bello, finalmente Isabel poteva toccarlo con un bacio, Juan era vero.

2) Da troppe notti Andrea si girava e rigirava nel letto, l’idea di dover parlare in pubblico, con tanto di microfono, lo terrorizzava. Ricordava sempre quella volta in chiesa, quando il prete, lo aveva invitato a leggere un passo del vangelo, e come colpito da un terribile incantesimo, non riuscì ad emettere alcun suono.Il grande giorno c’erano proprio tutti, ma Andrea non vide nessuno, fissò il vuoto, cominciò a parlare, il caso a suo favore, il microfono ancora spento, quando lo accesero, Andrea, preso dalla foga, nemmeno se ne accorse . Da quel giorno, ad Andrea, basta sbirciare la foto della sua laurea per sentirsi un leone!!!

3) Con il vestito rosso preso con gli sconti Giovanna si sentiva un’altra, aveva deciso, da quel giorno si sarebbe chiamata solo Vanna, seno nuovo e nome nuovo. Era piacevolmente stupita di poter sfoggiare finalmente una scollatura e di sentirsi finalmente una donna. Tanta gratitudine ed un po’ di amore per il chirurgo plastico, intanto si rammaricava di aver perso il suo bigliettino da visita e continuava imperterrita a cercare il numero sull’elenco telefonico, colma di nuova energia e fantasticando su un possibile invito a cena…

4) Un libro è come un uomo, mi deve prendere, rapire, incantare subito, dalle prime parole, dalle prime frasi, stava pensando Miriam. Intanto continuava a sfogliarlo con la speranza di leggere anche più avanti una sola espressione che la coinvolgesse, che le regalasse un’emozione. Delusa alzò gli occhi e rimase come ammaliata da una tenerissima visione: un vecchietto ed un bambino si stavano avvicinando, mano nella mano, ora si erano appena seduti sulla panchina di fronte alla sua. Il nonno, con pazienza infinita, stava rispondendo a tutti gli assurdi perché del nipote, il nipote con esagerata cura stava togliendo la forfora dal bavero della giacca del nonno, con il ditino, granello dopo granello…

5) Chi offre di più??? Carlotta osservava il banditore e si sarebbe voluta trovare in qualsiasi posto tranne quello. La decisione di vendere l’unico ricordo che le rimaneva, degli antichi splendori, della sua nobile famiglia, era stata sofferta e meditata a lungo, ma non c’erano altre soluzioni per lei, se voleva mettere a tacere la sensazione di fiato sul collo che le toglieva il sonno e la fame. Il solito pokerino fatto tra amiche per ammazzare il tempo, l’aveva lentamente ed inesorabilmente fatta finire in un vortice che inghiottiva la sua volontà e le sue possibilità. Il sacrificio era grosso, per tutta la vita aveva adorato l’orologio da tasca d’oro cesellato a mano come una divinità, ma non le restava ormai più altro da vendere…

6) AIUTOOOO…stava chiedendo Mara, lanciando in aria tutto quello che le capitava tra le mani. Mentre faceva la doccia sentì rumori molto sospetti , come se qualcuno cercava di forzarle la porta, i ladri…o sicuramente LUI??? L’aveva minacciata di fargliela pagare, la stava tormentando da tempo, messaggi, mail, telefonate, il tutto fatto con un solo ed unico fine, quello di terrorizzarla. C’era riuscito benissimo, adesso Mara si sentiva sempre in pericolo, come percepiva anche il più piccolo, insignificante rumore, trasaliva. Non era più in grado di distinguere nemmeno il raschiare sulla porta del suo gatto che, dopo la solita scorrazzata sui tetti, voleva solo rientrare a casa…

7) Nino Manforte, da troppo tempo ormai , era un uomo dannato. Quella mattina, dopo che ricevette la telefonata dell’avvocato, la sua dannazione divenne pura follia. Posò la cornetta e pigliò la pistola con una velocità tale che non ci poteva essere nemmeno il tempo di fare ahi nè bai e corse, corse fuori, come una bestia inferocita. Il figlio spaventatissimo lo seguì gridandogli “papà, ti prego, ricorda solo le cose belle della mamma”, quelle parole pronunciate solo per disperazione sortirono lo stesso effetto di una formula magica e i ricordi si misero a fare nella testa di Nino “a cu arriva prima” e fu un jocu di focu: di baci, di attese, di ansie, di risate,di palpitazioni, di sguardi, di azzuffatine, pi poi fari la paci, perfino l'aria iniziò a profumare di lei, e mentre Nino respirava a pieni polmoni, la pistola gli divenne pesante...pesante un quintale, e guardandola si chiedeva perché mai l’avesse presa.

Irene Accardi

8 commenti:

  1. Complimenti Irene!!! Belle storie! :)))
    Miiiiiii SoleNuvole sono felice che il "gioconcorso" abbia dato possibilità di rileggere vecchi amici e scoprirne degli altri!!!

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  2. Ciao Eluz grazie...anche per me è un piacere leggervi...e giocare con voi...all'insegna del sano divertimento...;)...che è lo spirito che ho trovato in questo posto...:)))...

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  3. Beh, lieto di regalare qualche momento di relax

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  4. uhm uhm...voglio vedere se ci sono riuscita...;)...

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  5. Iris? Benevenuta. Ma scrivi anche tu?

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  6. ihihih...sono Irene...solo che mi sn fatta il blog per comodità di commento...infatti ora lo inserisco immediatamente senza cliccare minimo 5 volte...e non solo ho pure l'opzione cancella messaggio che non avevo prima...è senz'altro più comodo!!!

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