lunedì 25 aprile 2011

Scrivete la passione


Dieci, venti o mille righe: ma scrivete la passione. Da quella amorosa a quella per l'arte, per la vita. Nel post di prima dicevo delle diffcicoltà che incontro oggigiorno nel leggere un romanzo che mi dia emozioni ed energie. Fatelo voi, sono sicuro che ci riuscirete! Usate questo disegno se pensate possa servire a darvi lo start.

23 commenti:

  1. Non è un bel periodo per scrivere di passioni. Attualmente mi ritrovo a covare bassi istinti. Ma la tela mi piace. Mi piace molto. Qualcosa mi suggerisce ma non riesco ad esprimerla

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  2. Un racconto sui "bassi istinti", su livore e rancore non sarebbe una cattiva idea: la passione nera, l'odio! Perché no?

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  3. Cosa sono io?
    Cosa sono diventata?
    Cosa è diventata la mia vita?
    Mi guardo allo specchio e non mi riconosco: non vedo più il luccichio degli occhi vivaci, non vedo più la luce che traspare da ognuno quando ha dentro di sè qualcosa che arde.
    Ora vedo una donna grigia, scialba, spenta...
    Vedo una scatola vuota, mancante di quel dono che conteneva e che qualcuno ha portato via con sè.
    Vedo lo stoppino consumato di una candela che ha già bruciato, ha già regalato tutta la sua luce e la sua energia e ha già sciolto tutta la sua cera.
    Mi sento come un bossolo rimasto a terra, dopo che i giochi di artificio sono già esplosi illuminando il cielo con i loro bagliori colorati e portando qualche attimo di allegria e di buonumore in coloro che guardavano ammirati.
    E pensare che è stata una mia scelta: sono io che ho rinunciato ai sogni, alle aspirazioni, a lottare per un ideale...ho rinunciato perfino a "credere" in un ideale.
    Ma questa non è vita. Non è "vera" vita.
    Io voglio il fuoco che arde, voglio i brividi lungo la schiena, il calore che ti pervade, voglio il cuore che batte fino a scoppiare,le palpitazioni, la gioia che risale su dalle viscere, voglio gli occhi pieni di luce, voglio....Passione!

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  4. Fuori tema....:questa è "assenza" di passione, ma mi sono lasciata ispirare dalla figura grigia in basso!

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  5. E invece si legge una passione dapprima trattenuta e poi pronta a sgorgare: bello.

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  6. Che bello il tuo racconto, Adele... spero di riuscire a scrivere qualcosa anch'io: il tema mi affascina molto, ma come scriveva Fara il momento non è granché.

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  7. Lo sapevo che non dovevo uscire, oggi. In aprile è meglio di no. Da solo, al pianoforte, riuscivo a fingere qualche impennata di passione, così, per mestiere. Ora i miei spiriti vitali si sono dispersi dietro alla visione di corpi che cercano corpi, delle piccole frenesie, delle fregole private che diventano pubblico scambio di sguardi e di disordinate offerte amorose.
    Come faranno a diventare musica divina le mie voglie private, il mio desiderio di avvinghiare e di inscenare il possesso?

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  8. Bravo, Giovanni: anche tu tracci mirabilmente una passione contenuta, trattenuta. Ma tra un po' è maggio...

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Donne morbide,vogliose,seni protesi,irti capezzoli come pulsanti che solo lui riesce a comandare.
    Femmine ballano, frementi, bagnate al pensiero di lui,bocche scarlatte gli gridano “ancora”.
    Corpi avviluppati al suo nell’esasperata attesa del più crudele piacere, spasmi a raffica lo avvolgono tutto,gocce,gocce di sudore imperlano la sua fronte.
    Spesso Gaetano veniva come attaccato da queste visioni, quando meno se l’aspettava anche se stava solo guardando il telegiornale.
    Da troppo tempo ormai non riusciva a soddisfare una donna, a provare passione.
    Non si sentiva frustrato, in colpa, non si scusava quando una donna dopo essere stata con lui diventava grigia e pensierosa. Le donne che riusciva a far godere erano diverse. Nella ripetitiva danza della sua fantasia le sentiva vive.

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  11. grazie Gianni...certo non sono un uomo...ma c'ho provato...;)...io penso che quando stiamo annegando in un mare di noia di insoddisfazione verso noi stessi e tutto quello che ci circonda...dobbiamo trovare la forza di creare delle forme di compensazione...dobbiamo anche invertarcele...un po' come ha fatto Gaetano...magari servono per superare un brutto periodo...e poi nuovi stimoli vitali...arriveranno...e riaccenderanno in noi...la passione...quella vera...:)))...

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  12. Anastasi era conosciuto semplicemente come “l'ingegnere”, nonostante in paese ce ne fossero altri, perché solo di lui nessuno ricordava il nome. Non c'era uomo o donna che non sapesse chi fosse, ma che non stentasse a ricordare come si chiamasse quando qualcuno lo citava. -L'hai visto che l'ingegnere s'è comprato la macchina nuova?- L'ingegnere chi?- L'ingegnere! Quello che è sempre solo...- Ah sì! Bella vero... Vabbè, lui se la può permettere...-.
    La sua era quella che tutti definivano “una vita tranquilla”. Nessuno lo aveva mai visto in compagnia di una donna, un amico, un parente. Era solo. Completamente solo. E la vita che conduceva non lasciava spiragli aperti ad alcun pettegolezzo: diverse comari avevano tentato delle incursioni in quella sua asettica campana di vetro, ma ne erano sempre state ricacciate via con educata fermezza. La famiglia Anastasi non esisteva più: suo padre era morto da giovane, quando lui era solo un bambino, tant'è che ultimamente stentava pure a ricordarne il volto, inghiottito dalla nebbia del tempo che passa. La madre, invece, era morta quasi un anno fa. Non esistevano fratelli, cugini, zii o parenti lontani... Che lui sapesse, almeno. Aveva trascorso la sua vita accudendo la madre, una donna ricchissima colpita presto da un male che da anni la costringeva a letto, vittima di amnesie feroci e dolori lancinanti.
    Alberto amava stare solo a casa. La stanza che preferiva era il salone: c'era una grande vetrata da cui spiccava lucente il verde del giardino... Ma non era solo per questo. In quella stanza campeggiava una grande foto in bianco e nero incorniciata d'argento raffigurante il volto e le spalle nude di una sua giovanissima madre. Non sapeva chi avesse scattato quella foto, né in quale occasione, sapeva però che guardarla lo riempiva di brividi. Era bella come lui non la ricordava, d'una bellezza ammaliante, conturbante, maliziosa, erotica... Ecco, Alberto arrestava violentemente i suoi pensieri, perché sapeva che lo avrebbero condotto su un territorio pericoloso... Provava a girarle le spalle, ad andare via, ma sulla porta si voltava e tornava indietro, come in preda ad una ipnosi misteriosa. Da quando era un ragazzino, quella foto aveva agitato i suoi sogni... Sapeva che quei pensieri erano irrazionali e terribili, ma non riusciva ad opporsi. Aveva provato a toglierla, ad evitare quegli occhi neri che gli pareva stessero cercando solo lasciva attenzione, ma poi non resisteva più di ventiquattro ore senza perdersi in quell'oblio tanto dolce quanto feroce.

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  13. A dispetto di ciò che si pensava in giro, Alberto aveva avuto diverse donne, e in ognuna aveva cercato quel viso affilato, quelle spalle sottili che gli erano tanto familiari. Aveva sempre scelto con cura le sue compagne, e una delle condizioni fondamentali era che non vivessero nel suo stesso paese: il timore che la ragazza in questione potesse avere qualche pretesa, o che la voce potesse spargersi in fretta, lo agitava. Temeva che la madre potesse soffrirne. Sapeva che la sua era una paura del tutto inutile ed infondata dato che la signora Caterina non vedeva nessuno e se anche qualcuno fosse andato a trovarla col chiaro intento di spifferarle tutto, lei non avrebbe capito, tanto le sue condizioni erano gravi, ma Alberto preferiva seguire quella regola. Dopo poco capì che le ragazze che vedeva avevano qualche difficoltà a lasciarlo andare, così iniziò a frequentare solo prostitute: nessuna domanda, nessuna chiacchiera, solo la ricerca del piacere tanto agognato. Selezionava accuratamente le donne in base al loro aspetto fisico: anche se poco somiglianti, tutte dovevano avere un particolare che gli ricordasse la madre...
    Sentiva le loro labbra umide, ne misurava ogni centimetro di pelle con la lingua, ne massaggiava i glutei, accarezzava i loro seni e le avvolgeva di passione, infuocato dal desiderio di possedere una donna che non avrebbe mai potuto avere.
    Viveva così avventure di passione rapace, che nulla lasciano se non la sensazione di vertigine, di vuoto profondissimo dopo aver raggiunto quell'orgasmo che macchia le lenzuola per una notte e, per sempre, la coscienza di un uomo schiacciato dai suoi istinti.
    Da quando la madre era morta, non aveva più visto nessuna donna. Passava le notti davanti la sua foto, perso tra le lacrime e violenti attacchi di desiderio irrazionale che gli infuocavano il viso e gli facevano tremare le mani. Si chiedeva se quella dolcissima e dolorosissima tortura avrebbe mai avuto fine.
    Una mattina uscì di casa per recarsi fuori paese a causa di un appuntamento di lavoro che lo avrebbe impegnato tutta la giornata. Tornò a notte fonda, stanco ed assonnato. Trovò la porta della sua villa appena accostata, la spinse forte ed in un attimo fu la disperazione -I LADRI!-. Avevano portato via tutto, compresa la foto nella spessa e lucente cornice d'argento. Alberto pianse sconsolato tutte le ore che lo separarono dall'alba, poi decise di alzarsi e andare alla stazione di polizia più vicina.

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  14. A volte ritornano ;)))
    In realtà non me ne sono mai andata... Mi manchereste troppo, voi della navicella! :)))

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  15. Il vento soffiava portando con se le chiome degli alberi, le nuvole, la sua cravatta ma non i pensieri...i ricordi...quelli restano malgrado tutto, malgrado si cerchi in ogni modo di cacciarli via....
    Carlo ricordava ancora i momenti d'amore, gli attimi che sembravano infiniti in cui due corpi diventavano uno, in cui lei le aveva sussurrato ti amo e lui ci aveva creduto...ricordava perfettamente il calore umido della sua pelle, le notti insonni a mischiare le loro anime oltre che i loro corpi...la passione che sentiva eterna...spesso al di la del tempo e dello spazio...niente esisteva a parte i loro respiri, i loro mugolii di piacere...almeno per lui...perchè poi quando l'orgasmo arrivava violento come sempre tutto assumeva altre forme, altri significati o, forse, le grida di piacere riuscivano a squarciare il velo che la passione gli metteva ogni volta davanti agli occhi...per lei tutto era diverso, per lei l'idea di dover restare per sempre li, in quel triste paese di provincia era diventato un pensiero insopportabile...l'aria sembrava mancargli in corpo...i polmoni diventavano incapaci di catturarne la quantità di cui sentiva di aver bisogno...
    L'unica cosa che non le bastava mai, l'unica che gli desse un senso di ebbrezza infinito, sarebbe stata per lei il mezzo per scappare via...lontano da tutti e tutto...
    Lei voleva ballare, voleva sentire le sue membra rispondere a tutto ciò che gli ordinava di fare...voleva che gli altri la guardassero estasiati mentre lei gli raccontava tutto quello che aveva da dire tramite il suo corpo e i suoi movimenti.
    Aveva cominciato da bambina, quando tante cose si cominciano ma poche si portano avanti e invece la danza era diventata per lei la più grande passione...
    Niente e nessuno gli dava le stesse emozioni, neanche lui, e per niente e per nessuno vi avrebbe rinunciato...neanche per lui, che glielo aveva chiesto e che si aspettava che lei glielo concedesse: ora era la sua donna e questo doveva bastarle, riempirle la vita...
    E invece no, questo non le sarebbe bastato mai, era ormai una verità che non poteva più nascondere....
    E cosi quando lei non si fece più vedere, lui capi che era partita, senza voltarsi indietro, senza neanche il coraggio di guardarlo negli occhi per dirgli addio...
    Questo pensava mentre il vento soffiava forte...riusciva anche ad immaginarsela, bella come non mai, nel suo tutù candido, con tutti gli occhi addosso in un teatro gremito...tutto aveva un colore brillante, il colore dell'amore, della passione...un colore che apparteneva solo a lui e che lei invece non avrebbe conosciuto mai...lei aveva rinunciato a tutto per accontentarsi di ingrigire in un volgare locale per soli adulti..abbracciata a un palo il sabato e la domenica notte o con un costume da danzatrice del ventre il mercoledi sera...

    FràMaGia 708010

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  16. Ciao a tutti....è un piacere entrare in punta di piedi a casa vostra e....spero di restarci!!!

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  17. Ciao, benvenuto (o benvenuta?) FraMaGia708010! Continua a seguire i suggerimenti di casa "Il Sole e Le Nuvole" per la tua bella verve scrittrice. Ma un nickname meno impegnativo? D'ora in poi ti chiamerò, tout court, Framagia senza il codice di avviamento postale!

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  18. Evvaiiii!!!!!! :))) Amiche che si convertono al blog più colorato, allegro e creativo del web! ;)))

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  19. Gianni hai ragione....voleva essere un omaggio ai due uomini dellamia vita...giacomo (marito) e francesco..il mio amorissimo di 4 mesi (io sono Maria Lea!) con relativi anni di nascita...ma è veramente troppo lungo....va benissimo Framagia!proverò a seguirvi tra poppate, sonnellini e lavoro...credo proprio che riuscirò a trovare il tempo, mi piacete troppo...ieri sera avevo 1 carica pazzesca dopo aver postato il mio racconto...;-)

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  20. Grazie Eluz... tvb ;-*

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  21. Ciao, Framagia (in arte Maria Lea!), attendo altre prove letterarie allora: appena avrò postato altri disegni che dovrebbero stuzzicarvi.

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