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venerdì 11 dicembre 2009

Il bambino che voleva guidare gli autobus 10




Ebbene, sì: si conclude la storia del bambino che voleva velleitariamente guidare gli autobus. Finale a coda di topo... Noblesse oblige. Sarebbe stato bella una conclusione frizzante come quella musical dei titoli di coda di "Slumdog Millionaire" oppure come quella diabolica e insuperabile di "Arancia Meccanica"... Sarà per la prossima volta. Sto già pensando ad un nuovo romanzo (romanzo, badate, mica storiella). Forse un finale scoppiettante glielo trovo.

Il bambino che voleva guidare gli autobus 1




A grande richiesta ripubblichiamo la prima tranche di questa short story. Diciamoci la verità: era scomparsa assieme ad altri post mentre mi accingevo a fare manovra con l'astronave. Anziché pigiare frizione e freno, ho premuto l'acceleratore...

giovedì 10 dicembre 2009

Il bambino che voleva guidare gli autobus 9



Ah, la pittura... Che cosa magnifica, la pittura! Ti permette di fare esattamente ciò che più desideri. Solo che non la vuole nessuno. A meno che tu non sia uno con prodigiose entrature. Se hai la fortuna (il talento c'entra pochino) di conoscere il critico giusto, la galleria giusta, i collezionisti giusti, allora è fatta. Se invece sei uno che ha fatto molte cose (anche molto bene) che sono inspiegabilmente passate inosservate, rischi di doverti giustificare: disegnatore di comics e pittore: ma insomma!

Il bambino che voleva guidare gli autobus 8



Sono diviso tra satira e pittura. Ma nessuna schizofrenia, per carità. Dovrei scegliere, e io scelgo: tutte e due.

martedì 8 dicembre 2009

domenica 6 dicembre 2009

Il bambino che voleva guidare gli autobus 5



L'impegno politico fatto di coerenza, di ideali, di propositi intellettualmente onesti e di gesti concreti è cosa ardua, si sa. A Palermo, poi, è cosa quasi impossibile. Quasi?

venerdì 4 dicembre 2009

Il bambino che voleva guidare gli autobus 3




Il gioco si fa duro e la vita si fa hard. Il bambino voleva guidare gli autobus, ma presto capirà che la sua anima arde per l'arte. Che si fa viva sotto le mentite spoglie di una bic blu macchiosa...

martedì 1 dicembre 2009

Era meglio se nascevo a Stoccolma


La lettera straziante e accorata di Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss, su Repubblica del 30 novembre, ha lasciato il segno, e non poteva essere diversamente. E voi, se foste genitori (e molto lo sono), cosa fareste, come orientereste i vostri figli riguardo al loro futuro? La domanda è rivolta anche ai figli già in grado di scegliere. Ragazzi, restate ancora in Italia a reggere botta, a sopportare questo nulla che cresce incommensurabilmente o pensate di lasciare questa landa desolata e depredata alla ricerca di una dimensione umana anche se in traferta? Non credo sia una fuga, questa seconda ipotesi. La immagino come una fisiologica via d'uscita. Una "normale" ricerca di felicità minima. Un gesto coraggioso. Ma trovo ancora più coraggioso il gesto sacrificale di chi non si arrende e resta. Sono curioso di conoscere gli argomenti di chi resta e di chi va via , o l'ha già fatto.