lunedì 18 giugno 2012

Scrittura sperimentale: si ricomincia

Si ricomincia, ragazzi. Se pensate di poter spendere parte del vostro tempo libero scrivendo di fantasia, questa di certo è la sede adatta. Vi propongo di "illustrare" con un vostro testo il disegno che vedete, realizzato qualche tempo fa per il settimanale Diario. Le fotografie che compongono l'illustrazione sono parecchie, oltre una dozzina. L'ideale sarebbe unirle come meglio vi aggrada e secondo lo stile che più amate in un sol racconto o con quanti testi riterrete opportuno (legati o slegati non importa). Mandate in prima battuta il vostro racconto, qui, tra i commenti: poi, ragionando assieme (la giuria sarà fatta da voi e da me: la democrazia è una cosa seria, quasi quanto il divertimento), sceglieremo i racconti più intriganti e li ripubblicheremo organicamente. Non è previsto alcun premio: divertirsi è la più appagante delle gratificazioni (o no?). Saranno "visibili" in questo blog e sulla mia page di Facebook. La condivisione nelle bacheche di chi possiede il profilo Fb potrebbe sortire un effervescente effetto domino. Vogliamo cominciare?

13 commenti:

  1. Ci sto meditando.... ho immaginato una linea che unisca i personaggi. Vorrei scrivere domani, durante il viaggio verso la Sicilia. Intanto, forza, venite gente!

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    1. Ci saremo! Salutami la vostra Sicilia.

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  2. Belle notizie, Giovanni. Vacanze e letteratura, vai! Un abbraccio.

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  3. A me vengono in mente le storie che ho già raccontato scrivendo "su" questo quadro... Uffaaaaaa!!! Fantasia torna a me!!!

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  4. Un consiglio, Eluz: attendi che magari sia qualcun altro a esordire. Forse, lo slalom tra idee tue già archiviate e nuove idee altrui in arrivo, sortirà il presto per la narrazione.

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  5. No, non vedi nulla quando sei lì sopra. Il pubblico non lo senti neanche, nessuno fiata. Niente risate, niente voci di bambini, niente commenti neanche sottovoce. E poi i riflettori addosso ti costringono dentro una bolla di luce dove entri solo tu, tutto il resto è escluso. Tranne il filo, che vedi davanti a te e senti sotto i piedi. A volte vibra, e allora abbassi di lato il bilanciere, oppure lo senti solido, e puoi camminare come faresti sul marciapiede. Però anche camminando sul marciapiede puoi cadere. Quando l’ho vista pensavo di avere i piedi sul solido, ma ho avuto la sensazione di vuoto. Sul marciapiede, poi, non hai il bilanciere.
    Anche il resto mi ha dato le vertigini. Parlare con lei e dimenticare il resto, guardarle gli occhi e scoprire che le sue pupille diventavano impercettibilmente più grandi quando guardava me. E’ normale che camminando su questo filo, prima o poi finisci per cadere.

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  6. IO CI PROVO. Così, per giocare.

    Rimase lì, con il bicchiere in mano a guardare quel mucchietto di foto trovate nel fondo di un cassetto della vecchia scrivania da quattro soldi che aveva deciso di portare alla discarica. Non ricordava più di averle, forse le aveva volutamente seppellite nella memoria e ora , dopo tanto tempo, gli tornavano sotto gli occhi e i ricordi, mai morti, affioravano. Quelle immagini un po’ sbiadite erano quel che rimaneva del suo sogno di ragazzo. Le foto ritagliate da quotidiani e da riviste patinate e gli articoli che le raccontavano raccolti con cura. Doveva diventare, anno dopo anno, il suo archivio personale, la sua miniera di ricordi. Finito quell’ultimo anno di liceo avrebbe lasciato questa città triste e si sarebbe lanciato nell’avventura , voleva diventare cronista , e poi editorialista e poi ancora direttore di un giornale e magari anche saggista di successo e - perché no? - editore.
    Ma non fu così.
    Non aveva ancora finito quell’ultimo anno di liceo che la ragazza, con gli occhi gonfi, gli disse “Aspetto un figlio, e tu lo sai”.
    Matrimonio, famiglia, casa in affitto e lavoro. Il primo che capitò - allora ancora si poteva - segretario in scuola. Il traguardo di molti ma non certamente il suo.
    Sotto gli occhi sfilavano Rivera, Pasolini, la Callas, politici, scrittori, attori, attrici, malviventi, regnanti in esilio o in trono. Raccontavano la loro storia ma soprattutto il suo sogno interrotto prima dell’alba.
    Raccolse le foto e i ritagli, li portò in bagno, gli sistemò per bene nel lavandino e gli diede fuoco.

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  7. Come Eluz sono a corto di fantasia,spero di recuperarne un po per partecipare anch'io...

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  8. Ieri sera, in viaggio, ho scritto anche il seguito. Sono riuscito a legare solo quattro personaggi: l’acrobata (mi piace immaginarlo funambolo, vai a sapere perché), la donna e i due personaggi al centro della raccolta. Forse sono stato troppo involuto, però...

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  9. Eppure dovrei essere a mio agio, nel vuoto. Il mio è un vuoto più solitario degli altri, perché quando hai le luci in faccia sei confinato in un colore tutto tuo. Un rosso che vira dal vivo al cupo. E’ il colore delle palpebre quando seguono, in controluce, gli occhi che vanno dal bilanciere ai piedi. Eppure, con il vuoto che ho conosciuto incontrando Giulia non sono stato a mio agio. Il colore che vedevo era lo stesso delle sere sul filo, ma mi faceva paura. Però con lei ho amato anche la paura. Anzi, forse l’ho ignorata, la paura, per amore di lei.
    Se potessi sospendermi su un momento come su una corda, non vorrei il primo bacio, né le notti insieme, né le parole mai sentite prima che Giulia mi ha detto. Sceglierei invece l’attimo in cui per la prima volta ci siamo guardati. In quell’attimo c’è tutto il tempo passato, il poco da vivere, quello presente. Quell’attimo vorrei raccontarlo scivolando in equilibrio sulle parole, ma a me il destino ha dato solo un filo di metallo teso nell’aria. E’ Giulia, la funambola delle parole. Giulia la bella, la forte, l’appassionata. Eppure anche lei ha un tirante che ha ceduto. Un tratto che non tiene. Io lo so bene: un tratto che non tiene può uccidere. Il vuoto diventa volo, il volo diventa colpo, il colpo diventa buio.
    Come in un film di quart’ordine, Giulia è amata dal boss. E’ la guardia del corpo, il tirapiedi del cuore, quello che ha fatto scattare la mano fuori dalla tasca, mentre il boss calvo e rubicondo fumava sereno, accanto a lui.
    Ora che il vuoto è diventato colpo sono sereno anch’io. E il buio non arriva. C’è il mondo visto dall’alto come da un filo. C’è il capo che fuma sereno e una mano che torna lenta nella tasca, ci sono anch’io, e dormo a terra. E il buio non arriva. Arrivano invece i momenti vissuti e quelli che non vivrò mai. E c’è la luce che conosco, vira dal rosso cupo al vivo. L’unico tratto che non tiene è che anche qui, come sul filo, la luce mi rinchiude e sono solo.

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  10. Fara, è bello il tuo racconto.

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  11. grazie Yorick , anche il tuo è bello. Sono tutti belli i nostri racconti

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